Sinfonia d’estate (inedito)

SINFONIA D’ESTATE

Portano cani minuti e feroci
Dentro apposite sacche portacane
e li poggiano su appositi sgabelli tra le sedute
e mangiano all’apericena l’apposito cibo
Il fingerfood e lo spritz malfatto
conche di minestre riscaldate
respirano la coolness e la movida
assisi su impagliati stile Formentera
e sabbia di riporto contaminata.
Sullo sfondo il ponte della tangenziale
la nube tossica sospinta dal vento
accolto come manna fresca
c’è invece la discarica che arde
fuoco! fuoco! cancella le prove!
Cancella il ricordo e porta la morte
Porta il puzzo salutare del risveglio
A questi tàngheri azzimati
Un po’ avvocato, un po’ verdesca,
Un po’ terzino e Carloconti.
L’affitto del piattino ha un costo
Non è increscioso, è triste.
Si mangia come equilibristi
con due mani e sette cose da tenere.
Dalla borsa apposita canini imbarazzati
abbaiano voce gagarona
l’occhio dell’omicida fende il buio
se la mole lo consentisse
quante giugolari saltate e filmati amatoriali
Anche i senzacane si difendono
ma questa poesia non approfondisce.
Nel frattempo un carnevale di squartamenti,
sbiancamenti e trattamenti
Erosione inarrestata di progressi evolutivi
e conquiste socioculturali.
“L’angoscia è temporaneamente solubile in alcool”
Un trito d’ossa fino che il vento
Mulina nell’aria e nei bicchieri
In soluzione stabile col tonic
E l’esotico gin con nome di capitale africana
Che pochi potrebbero indicare
Sulla carta muta o sul mappamondo
Ma fottesega dal momento che maps
Fottesega dal momento che
Si finisce bene insomma.

Ogni notte ha una via di fuga

Ogni notte ha una via di fuga.
Un trauma duraturo e rievocabile,
un punto luminescente e solenne
in coda alla furia distruttrice
dell’Onest’Uomo incagliato
tra gli sgabelli, in un locale affondato.

(È stata l’allucinazione corporea della decima vodka.
Il battito cardiaco esuberante
che manovra la mano, il desiderio e il linguaggio
come l’Internato manovra la corriera
che ti strappa l’ombrello.
È stata la ginnastica di scimmie educate
che guardano la luna e pensano la chiave,
girano la chiave e pensano la luna
e poi si leccano come i cani
prima di correre, al primo suono delle sirene,
nel Rifugio Antiatomico)

Ogni notte è una via di fuga
dalla difesa inespugnabile
di bottiglie, visioni e bicchieri.
Una via scavata con Rabbia
tra i residui fumanti
di un lungo incendio di lemmi.

Poesia in onore di un ten-pack di Corona

Poesia in onore (e d’amore) di un ten-pack di Corona

Investo i soldi che sono certo di avere
perché li trovo rumando nella tasca
in una sete che avrò certamente,
nel corpo che rinasce, nel presente.
Non miope, ma amore lungimirante,
per l’attuale e per la voce fuorviante,
Per il sorso che sgorga la frequenza
intoppata di voci alla cazzo
feroci sussurri e trapani atonali
che vergano senza mai parlare
sentenze e dichiarazioni formali.
Di cronache nere, forestiere e locali,
La percezione aumentata del rischio,
le babygang e l’invasione dei selvaggi
i nuovi funesti suonatori
che riescono a straziare un vecchio adagio
intonato mille volte dai vecchi marpioni.
Amore lungimirante
per il sorso manòpola che risintonizza
sulla frequenza delle cìncie e dei ramarri
che innesca la catasta per il fuoco radicale
e apre il sipario sulla nuova faccia
distesa, limpida e fiduciosa,
sul sonoro e aggraziato “andate in culo!”.

Agosto 2018

L’Oscuro Patrimonio

L’Oscuro Patrimonio (l’antefatto)

Viene il giorno e la sciarada rovina
La luce inchioda ai misfatti
chi porta L’Oscuro Patrimonio.

Cumuli d’ossa e spartizioni
Il fiuto balordo che distrusse
Scellerate generazioni.

Cumulo di colpe e compromessi
ereditate un giorno senza ragione
Senza richieste e senza spiegazione.

Cumulo d’imbarazzi e congestioni
Che i millenni non riescono a limare
Che la fuga pur veloce non distanzia

Tutto torna ed ha lo stesso sembiante
La parola cercata si dissolve
Come il sogno che credi ricordare

Ma d’essa non restano che scorie
Rifiuti, imbrogli e convinzioni
Che fanno ingorgo nel pensare.

Nell’armadio sprangato nulla entra
Tutto sembra esser sceso a patti
Ciò che conta era già successo prima.

(inedito dalla sezione “dieci resoconti” – in lavorazione, da una raccolta in lavorazione anch’essa)